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Mistica.Blog - Pagine di mistica e spiritualità a cura di
Antonello Lotti
I culti misterici
Caravaggio,
Bacchino malato, 1593-4, Roma, Galleria Borghese
«Gli iniziati
dapprima si raccolgono insieme e si spingono tra di loro in tumulto e
gridano, quando però si eseguono e si mostrano i riti sacri, allora si
fanno attenti, timorosi e in silenzio... Chi è giunto all'interno e ha
visto una grande luce, come quando si schiude un santuario, si comporta
diversamente, tace e rimane stupefatto...»
Gerhard
J.Bellinger, Enciclopedia delle religioni,
Garzanti, Milano 1989
Louis
Bouyer, Mysterion. Dal mistero alla
mistica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998
Paolo
Scarpi (cur.), Le religioni dei
misteri. Vol.I - Eleusi, Dionisismo, Orfismo, Fondazione Lorenzo
Valla/Mondadori, Milano 2002 (da cui sono tratte le citazioni)
Giulia
Sfameni Gasparro, «Dai misteri alla
mistica», in AA.VV., La mistica. Fenomenologia e
riflessione teologica, Città Nuova, Roma 1984, pp.73-113
Introduzione
storica
Quando
si parla di culti misterici, si fa riferimento a un insieme di
pratiche rituali tenute rigorosamente segrete dell'Antichità greca,
ellenistica e romana, sebbene la loro origine sia ancora più antica. Il mysterion
("mistero", che deriva dalla parola greca myein
"chiudere gli occhi e le labbra") era accessibile soltanto agli
"iniziati" (mystoi), introdotti ai culti dalle
"guide" (mystagoi). I termini sono derivata dalla radice my-.
Nell'antichità tale radice è stata posta in rapporto con quella del
verbo myô, "chiudo", usato nella forma assoluta col
significato di "chiudere la bocca" o "chiudere gli
occhi". In questi termini è stato individuato il carattere esoterico
dei riti relativi, chiamati così per «il fatto che coloro che
ascoltavano dovevano chiudere la bocca e non spiegare ad alcuno quelle
cose» (Aristofane).
Il
culto più antico di cui si abbia notizia è quello dei misteri eleusini (VII
sec. a.C.) A partire dal III sec. a.C. si ebbe una progressiva espansione
dei culti misterici che, dal mondo greco cominciarono a propagarsi verso
l'Occidente; in epoca romana erano largamente penetrati nel mondo romano
fino alla diffusione fra i ceti popolari che si verificò intorno al III e
IV sec. d.C.
Si
distinguono due diverse famiglie di culti:
1.
quelli di origine greca: misteri eleusini,
dionisiaci, orfici, di Samotracia;
2.
i culti di origine orientale: Attis e Cibele,
originario dell'Asia minore, di Iside e Osiride, di provenienza egiziana,
di Adone, di provenienza siriaca, di Mitra, proveniente dalla Persia.
Qui
di seguito verranno esposti soltanto alcuni culti fra quelli citati e in
particolare quelli di origine greca (misteri eleusini, dionisiaci, orfismo).
Scrive
Louis Bouyer (op.cit., pp.50-51) che si nota una certa analogia (e
anche notevoli differenze ovviamente) fra i misteri di Eleusi (i misteri
per eccellenza) e il mistero cristiano:
«essa
è, prima di tutto, una speranza di vita beata trovata in un mito nel
quale la vita appariva un dono divino, nel duplice contesto di amore e
di morte: una morte nella quale gli dei stessi possono essere
trascinati, ma di cui essi trionfano. Questa vita e questa morte,
all'inizio, sono quelle della vegetazione, ma della vegetazione
considerata come alimento dell'uomo, che lo sottrae alla morte. [...] I
misteri di Eleusi, essenzialmente rituali, non hanno mai preteso di
produrre più che un'unione dei mystoi (iniziati) alle divinità
considerate. Tale unione doveva procurare agli uomini la benevolenza
degli dei al punto da ottenere una vita simile a quella degli dei
stessi, immortali per definizione».
Misteri
Eleusini
Il
culto fu praticato ad Eleusi, nell'Attica, in onore di Demetra e di
sua figlia Kore/Persefone e risale al VII sec. a.C.
Inizialmente si trattava di una festa in occasione del raccolto e legata
quindi al ciclo delle stagioni. Nel rito originario era presente la
cerimonia della sepoltura del chicco di grano in onore di Demetra, "madre
del grano". Allora non si parlava di mystêria, ma di orgia,
che passò nel V secolo a.C. dall'accezione ampia di "sacri riti"
a culti di natura particolare, caratterizzati dalla possessione divina (mania):
dionisismo, culti in onore di Cibele e coribantismo. Demetra era figlia di
Crono e sorella di Zeus che la rese madre di Kore. I culti celebravano,
rifacendosi alla mitologia, Demetra quale donatrice del seme di grano
all'umanità, mentre Kore, dea della fertilità che nasce e muore ogni
anno. Secondo la tradizioni sarebbe stata Demetra stessa ad ordinare la
costruzione del tempo a Eleusi in suo onore che vi si celebrassero i riti
della fertilità. Il mito di Kore, divinità che muore e rinasce, assurse
profonda importanza al punto da trasformare i culti della fertilità in
culto dell'immortalità dell'anima, costituendo una speranza per gli
uomini di una vita dopo la morte.
All'iniziato
veniva data la speranza di poter rivivere, una volta disceso nel regno dei
morti, una vita migliore e più ricca. I riti si articolavano in due
livelli:
1.
Piccoli Misteri: in onore di Kore, figlia di Demetra, erano costituiti da una pre-consacrazione attraverso l'uso di
rituali purificatori (katharsis) e i riti si svolgevano in
primavera;
2.
Grandi Misteri: in onore di Demetra, che si
svolgevano in autunno. L'iniziato, raggiunta la purificazione era invitato
a diventare membro della comunità e poteva accedere a questo secondo
livello dei riti che consistevano nella consacrazione definitiva (epopten).
Nell'Inno
a Demetra di Omero leggiamo:
«Felice
tra gli uomini che vivono nella terra colui ch'è stato ammesso al rito!
/ Ma chi non è iniziato ai misteri, chi ne è escluso, giammai avrà /
simile destino, nemmeno dopo la morte, laggiù, nella squallida
tenebra».
Clemente
Alessandrino, nei suoi Stromata (V 11,70,
7-71) scrive:
«Non
è dunque fuori luogo che anche i misteri dei Greci comincino dalle
purificazioni... Dopo di queste vi sono i piccoli misteri che hanno il
proposito di fornire un insegnamento e una preparazione ai misteri
futuri, mentre i grandi misteri riguardano il tutto e in essi non si
tralascia più di apprendere, contemplare e pensare la natura delle
cose».
Le
festività erano precedute da una settimana di preparativi, con
processioni di efebi in cui venivano trasferiti gli oggetti di culto da
Eleusi ad Atene. Il primo giorno c'era l'invito dell'araldo nei confronti
dei puri a prendere parte ai misteri. Il secondo avveniva la purificazione
nelle acque del mare e doveva inoltre essere sacrificato un maiale. Nel
terzo avvenivano sacrifici pubblici e la purificazione di tutti gli
adepti. Il quinto era dedicato alla grande processione in cui gli oggetti
di culto venivano riportati ad Eleusi. Il sesto giorno era giorno di
digiuno. Nella notte tra il sesto e il settimo giorno tutti gli iniziati
accedevano al rituale della rinascita simbolica. Venivano mostrati gli
oggetti sacri, alcuni fatti scivolare sul proprio corpo, si recitavano
formule misteriche e si rappresentavano alcune azioni drammatiche sul mito
delle dee, sul matrimonio sacro fra la divinità e gli uomini e la nascita
di un bambino divino. La cerimonia si concludeva con un convito comune in
cui si mangiavano granaglie d'orzo e si beveva il kykeon, una sorta
di distillato sempre a base d'orzo. Il settimo giorno era affidato al
riposo e l'ottavo a un rituale funebre. Al nono ogni iniziato ritornava al
proprio luogo d'origine (cfr. Enciclopedia delle religioni, op.cit.
p.287-8).
Scrive
Teone di Smirne a proposito dei gradi iniziatici (L'utilità
della matematica):
«L'iniziazione
si articola in cinque tappe; per prima viene la purificazione e per chi
non è escluso dai misteri vi è la necessità di aver ottenuto prima
una purificazione. Dopo la purificazione la seconda tappa è costituita
dalla trasmissione dei riti iniziatici misterici; la terza è quella
denominata contemplazione (epoptia); la quarta, e questo è anche
il compimento della contemplazione, è la legatura e l'imposizione delle
corone; la quinta è rappresentata dalla felicità che ne consegue in
ragione del favore divino e della convivenza con gli dèi».
E
Aristotele (La filosofia):
«La
vita, in quanto iniziazione ed esecuzione perfetta di questi misteri,
deve essere piena di serenità e di gioia. Lì stiamo seduti
compostamente in religioso silenzio; nessuno infatti si lamenta nel
corso dell'iniziazione».
Scrive
Plutarco (fr. 178):
«In
questo mondo (l'anima) è sprovvista di conoscenza, tranne quando è
ormai in punto di morte; in quel momento fa un'esperienza analoga a
quella provata da coloro che si sottopongono all'iniziazione ai grandi
misteri. Perciò anche il verbo "morire" come l'azione che
esso esprime sono simili al verbo "essere iniziato" e
all'azione da questo denotata. Dapprima si erra faticosamente, smarriti,
correndo timorosi attraverso le tenebre senza raggiungere alcuna meta;
poi, prima della fine, si è invasi da ogni tipo di terrore, spavento,
tremore, sudore e angoscia. Finalmente una meravigliosa luce viene
incontro e si è accolti da luoghi puri e da prati, dove risuonano voci
e si vedono danze, dove si odono solenni canti ieratici e si hanno sante
apparizioni. Tra questi suoni e queste visioni, ormai perfetti e
pienamente iniziati, si diviene liberi e si procede senza vincoli con
ghirlande di fiori sul capo, celebrando i sacri riti assieme agli uomini
santi e puri; si osserva la massa degli uomini che vivono qui sulla
terra, non iniziati e non purificati, calpestarsi e spingersi insieme
nel fango e nella polvere, attanagliati dalla paura per i mali della
morte a causa della mancanza di fiducia nei beni dell'Aldilà. Così si
può comprendere come l'intreccio e la connessione con il corpo sia per
l'anima contro natura...».
A
proposito della speranza in una vita dopo la morte, scrive Cicerone
(Le leggi, II 14,36):
«Allora
niente di meglio di quei misteri, che ci hanno sottratto a una vita
rozza e selvaggia e resi civili e disponibili alla cultura umana; e le
iniziazioni, come sono dette, così davvero abbiamo conosciuti i
principi della vita, e abbiamo ricevuto la dottrina non solo per una
vita felice, ma anche per una morte sostenuta da una speranza
migliore».
Il
culto di Eleusi era gestito da due famiglie sacerdotali. Tra i membri di
queste, che possedevano la dignità ereditaria del sacerdote, veniva
scelto lo ierofante ("colui che mostra ciò che è
sacro"), il quale presiedeva alle cerimonie di iniziazione.
MISTERI
DIONISIACI
Dioniso
era il dio della vegetazione, dell'uva e del vino. Presso i Latini era
conosciuto come Baccus o Liber Pater. Fra i misteri greci il culto a
Dioniso era il più popolare. Nato intorno al VI-V sec. a.C., non aveva
luoghi particolari di culto ed era aperto a tutti (schiavi e donne
compresi). Dioniso, in virtù del racconto mitologico che lo ha come
protagonista, era considerato divinità della vita e dell'oltretomba. Era
nota la sua capacità di ritornare a vivere: per questo era considerato un
dio liberatore, su cui gli adepti riponevano la speranza di una vita
ultraterrena.
Nel
culto vero e proprio, le donne tentavano di raggiungere uno stato mistico
di estasi attraverso peregrinazioni notturne con fiaccole in boschi e
campagne, al suono di flauti e strumenti a percussione. Questo era ad
imitazione del vagare del dio: ballavano vorticosamente al ritmo di un
tipico canto in una ricerca di rapimento mistico assecondato dal vino che
bevevano. Molti altri elementi appartenevano al culto: cortei orgiastici
delle baccanti, dilaniare con le mani un animale e mangiarne le carni
crude (diasparagmòs).
Il
rito di iniziazione consisteva in una preparazione in cui l'adepto doveva
digiunare per dieci giorni e successivamente doveva partecipare ad un
banchetto e ad una sorta di battesimo che lo avrebbe introdotto nel
tempio. I sacerdoti che guidavano il culto erano vari: c'era il sommo
sacerdote, un "falloforo" (o portatore di fallo), un portatore
del latte e un portatore della fiaccola. Le sacerdotesse erano dette Tiadi.
Si compivano anche sacrifici di capri.
«Mantenere
il silenzio e far luogo alle nostre danze: è un ordine per chiunque non
ha mai avuto esperienza di questi discorsi o non è puro di mente, non
vide mai né celebrò con le danze i sacri riti delle nobili Muse, né
fu iniziato ai misteri bacchici della lingua di Cratino, il divoratore
del toro» (Aristofane, Le rane 354-7).
«Beato
colui che, conosciuti per divino favore i riti iniziatici degli dèi,
pura rende la sua esistenza...» (Euripide, Le Baccanti 72-4).
«E
questi, che hanno istituito per noi i riti iniziatici, probabilmente non
sono uomini di poco conto, ma da tempo essi in realtà, esprimendosi in
forma enigmatica, fanno capire che chi giunga nell'Ade senza aver
ricevuto l'iniziazione e incompleto per la sua mancata partecipazione ai
riti misterici, giacerà nella melma, mentre chi vi giunga dopo aver
ricevuto la purificazione ed essere stato iniziato, vivrà con gli
dèi» (Platone, Fedone 69c-d).
«Questa
soltanto è la salvezza per l'anima offerta dal demiurgo e che allontana
dal ciclo delle nascite, dai suoi numerosi vagabondaggi e dalla vanità
del vivere, ... per orientare poi ogni anima, lontano dai vagabondaggi
legati al ciclo delle nascite, verso quell'esistenza felice, che i
seguaci di Orfeo si vantano di ottenere, quando vengono iniziati al
culto di Dioniso e di Core: Porre fine al ciclo e riscattarsi dalla
malvagità» (Proclo, Commento al Timeo di Platone, 42c-d).
Cominciò
nel V-IV sec. a.C. in Tracia e si diffuse successivamente in Grecia, Asia
Minore ed arrivò anche in Italia. Si tratta di una derivazione dei culti
di Dioniso (vedi). Secondo questo culto, Crono (= tempo), creatore
del mondo ed eternamente giovane, crea l'uovo argenteo del mondo da cui
nasce Phanes, divinità ermafrodita dell'amore e della luce. Questi
crea il mondo con Nyx (notte) e Gea (terra), la quale genera
i Titani, divinità che influenzano il destino degli uomini. Phanes
è il primo Dioniso, il quale viene ucciso da Zeus che genera, con Persefone,
il secondo Dioniso (Zagreus). Anch'egli viene ucciso, fatto a pezzi
e divorato dai Titani, ad eccezione del solo cuore che, sottratto da
Atena, viene poi mangiato da Zeus, incorporando così le qualità che gli
consentono di annientare con fulmini e tuoni i Titani stessi, dalle cui
ceneri nascono gli uomini.
L'anima
degli uomini, derivata da Dioniso, è tenuta prigioniera nella tomba del
corpo titanico. Secondo l'Orfismo l'anima dunque si trova nel corpo come
in una tomba. Fine dell'uomo è liberarsi da ciò che è titanico
(malvagità, senso terreno), per raggiungere quello che gli è proprio
(divino, celeste, buono).
I
misteri orfici indicano una via di salvezza dal ciclo delle
reincarnazioni. Si attua attraverso esercizi ascetici, nella rinuncia e
nella vita virtuosa. Il numero delle rinascite (metempsicosi) dipende
dalla qualità morale delle vite vissute. Dopo la morte ha luogo il
giudizio, che deciderà la sorte nella successiva vita.
L'Orfismo
ha un concetto etico molto elevato: dalla pulizia personale (igiene), alla
rinuncia ad alcuni abiti o dalla sobrietà nell'alimentazione. I misteri
orfici non erano infine legati ad alcun luogo particolare, venendo
celebrati da Orpheoteletai (predicatori ambulanti) in "case
sacre".
Sul
segreto relativo al culto, è scritto nel Papiro di Derveni:
«...
un inno che dice parole conformi a verità e giustizia; infatti si
celebrava un atto di culto con la poesia. E non è possibile sciogliere
il significato recondito delle parole, anche se sono state pronunciate.
È una forma di poesia inconsueta ed enigmatica per gli uomini... Dopo
aver ordinato loro di chiudere le porte alle loro orecchie, egli dice di
non stabilire leggi per la massa... il dio tiene il resto segreto non
volendo che tutti ne vengano a conoscenza...».
E
a proposito della prospettiva escatologica (Laminetta d'oro di Thurii):
«Ma
come l'anima si allontana dalla luce del sole vieni nella direzione del
guardiano posto a destra della via diritta; è tutto perfetto. Gioisci,
tu che hai sofferto la sofferenza; prima non l'avevi ancora sofferto. Da
uomo sei diventato dio; capretto cadesti nel latte. Gioisci, gioisci,
perché cammini lungo la strada che si dirige a destra, verso i prati
sacri e i boschi di Persefone».
E
Damascio, nel commento al Fedone di Platone:
«Dioniso
è causa di liberazione, per questo il dio è chiamato anche Lisio, e
Orfeo dice: Gli uomini perfette ecatombi in tutte le ricorrenze annuali
invieranno in dono e celebreranno i sacri riti, nella brama di liberarsi
dagli empi progenitori. Tu che hai potere su di essi, libera chi vuoi
dalle aspre pene e dalla follia senza fine».
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